Dal generale al particolare

Una panoramica sui contenuti delle relazioni presentate nel corso dell'Economic Packaging Conference (Venezia, 7-8 Giugno 2017), organizzata dall'Istituto Italiano Imballaggio in collaborazione con Conai.

● Giulia Picerno (CONAI) ha parlato della strategia di prevenzione del Consorzio, della funzione sociale ed economica del packaging nella lotta agli sprechi, che coinvolge tutta la filiera, da chi progetta a chi i packaging li utilizza, e dei risultati conseguiti (il "carrello della spesa standard", di cui si calcola l'impatto ambientale, in due anni inquina il 20% in meno, percentuale che sale a meno 30% considerando un "carrello di prodotti industriali"). Ha inoltre  ricordato, fra gli strumenti messi a disposizione delle aziende per supportarle nell'innovazione in termini di sostenibilità, le Linee Guida per la facilitazione delle attività di riciclo degli imballaggi in materiale plastico, divulgate nel 2017, con l’obiettivo di mettere in luce le criticità e peculiarità dei processi, nonché fornire indicazioni progettuali pratiche ed efficaci (vedi il sito www.progettarericiclo.com).

● Barbara Iascone (Istituto Italiano Imballaggio) ha presentato le prime stime relative al bilancio 2016 del settore imballaggio, anticipando il contenuto di "Imballaggio in cifre" che verrà presentato a luglio. Bene il fatturato che  raggiunge i 31,7 miliardi di euro (+ 1,9%) e la produzione che sale a 15,8 milioni di tonnellate (+3,2%). Dinamiche molto differenziate tra i diversi materiali che condizionano, in peso, esportazioni (0%) importazioni e utilizzo apparente, entrambe con segno positivo; questi trend non trovano, per altro, esatto corrispettivo in valore.
L'ipotesi evolutiva in tonnellate indica un'ulteriore crescita nel 2017 (+1,6%), che dovrebbe proseguire sia nel 2018 (+1,5%) che nel triennio successivo (+1,5%), tornando così, dopo 14 anni, ai valori pre crisi del 2007.
Interessanti, poi i due focus sui fusti di acciaio e sui prodotti da forno e sostitutivi del pane.

● Alessandra Benedini (Prometeia) ha tratteggiato lo scenario dell'industria manifatturiera italiana, che torna a essere traino del PIL, anticipando la ripresa in altri settori.
Si consolidano crescita e competitività, come testimonia l'aumento delle quote dell'Italia a livello di commercio mondiale, anche se in settori maturi; la redditività delle vendite nel manifatturiero si allinea a quella tedesca e migliora marginalmente anche il reddito operativo.
Nei prossimi anni si prevede un'evoluzione positiva trainata dal mercato internazionale, con un recupero dei paesi emergenti.
Permangono motivi di incertezza legati alla dinamica di crescita sempre debole del Sistema Paese, alle politiche monetarie, alla volatilità dell'economia cinese, ai rischi di protezionismo, e alle crisi geopolitiche mondiali.
In questo contesto si stima una crescita del fatturato del manifatturiero del 1,7% nel 2017 e 2018, che porterebbe comunque a un valore inferiore del 13% rispetto al dato pre crisi.
Per quanto riguarda il settore dell'imballaggio si attende un ulteriore rialzo del prezzo delle commodity, che dovrebbe portare a un aumento dei costi operativi.

Di dogane ha argomentato Alessandro Fruscione, studio legale tributario Santacroce & Associati, che è ben riuscito nell'impresa di rendere evidente, anche ai non addetti ai lavori, i potenziali risparmi finanziari e di tempo che possono derivare da una ottimizzazione del processo produttivo realizzata attraverso il momento doganale; ottimizzazione spesso conseguibili utilizzando le nuove norme in maniera corretta.

● 400 milioni di dollari, pari a 100 mila t, vale l'attuale mercato EMEA degli adesivi per l'imballaggio flessibile, ha sottolineato in premessa Mauro Masperi, Coim, che ha poi fornito dati su fenomeni demografici, soluzioni tecnologiche, incidenza dei costi del sistema adesivi sul laminato finale... per arrivare, infine, a indicare i trend in termini di sostenibilità ambientale e sociale e ipotizzare i prodotti del futuro: adesivi basati su fonti rinnovabili, come poliesteri derivati da acido adipico, adesivi high curing speed, prodotti isocianati e Nias free.

● Guido Aufdemkamp, Flexible Packaging Europe, ha disegnato il mercato globale dell'imballaggio flessibile, che nel 2016 ha superato gli 86 miliardi di USD, di cui 13,8 miliardi in Europa. Ma soprattutto ha elencato i vantaggi offerti da questo genere di imballaggio e ne ha difeso la sostenibilità dal punto di vista ambientale, confutando la percezione che, a parità di prestazioni, un packaging riciclabile sia comunque migliore di uno non riciclabile. Basta infatti considerare il peso dell'imballaggio per far emergere chiaramente che il packaging flessibile, anche nel caso di riciclo zero, rappresenta la soluzione più efficiente in termini di utilizzo delle risorse.

● I fusti di acciaio rappresentano una scelta vantaggiosa dal punto di vista economico e ambientale, ha sostenuto Kyle Staving, ICDM. Al mondo, 50 milioni di tonnellate di prodotti sono spedite e stoccate in questi imballaggi, e il loro diffuso utilizzo permette di trovare una stretta correlazione tra produzione di steel drum, PIL e indice manifatturiero nelle diverse aree geografiche.

● Danilo Benvenuti ha riferito di un recentissimo studio commissionato da Asia Pulp & Paper secondo il quale il mercato degli imballaggi per il consumo fuori casa di food e drink (Out-Of-Home) in Europa crescerà fino a raggiungere, nel 2020, i 6 miliardi di euro. L'espansione del fast food (l'Italia figura al terzultimo posto nel mondo) e del segmento fast-casual portano a una richiesta di packaging "premium", sostenibili, come Foodpack Bio Natura Cup, un nuovo contenitore con un coating water based per qualsiasi prodotto alimentare. Non sono mancate indicazioni sulla strategia per la sostenibilità perseguita dall'azienda indonesiana.

● Dell'imballaggio visto dal punto di vista finanziario ha parlato Vincenzo Bruni, EY. Positivo il trend di crescita globale del comparto materiali che dovrebbe toccare i 450 miliardi di dollari nel 2018, trainato dai mercati emergenti. La frammentazione del settore e la necessità  di investire in nuovi prodotti e mercati per aumentare la redditività spingono in direzione di operazioni di M&A, aumentate, tra il 2013 e il 2016, del 14,6% globalmente e del 6,8% in Europa, per ragioni industriali e di performance attrattive in termini di ritorno degli investimenti. L'Italia appare in questo senso un mercato particolarmente interessante, in fase di consolidamento anche grazie all'intervento di fondi di Private Equity.

 

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