Gli imballaggi a base cellulosica

Trend di impiego e mercato degli imballaggi di cartone ondulato, degli astucci e delle scatole di cartoncino, dei sacchi di carta di grandi dimensioni nonché di “altri” imballaggi cellulosici (voci merceologiche riprese da “Imballaggio in cifre 2017”).


Secondo gli ultimi dati forniti da Eurostat, l’industria cartotecnica trasformatrice della UE a 28 Paesi è costituita da 17.400 imprese che impiegano 482.000 addetti e, nel 2016, ha realizzato 101,7 miliardi di euro di fatturato. Risulta in calo la produzione (-0,8%), mentre il fatturato cresce dello 0,3%.
I primi 5 paesi in termini percentuali sul fatturato sono Germania, Italia, Francia, Regno Unito e Spagna. In questo spaccato, l’Italia occupa dunque una posizione di rilievo come produttore di cartone ondulato e imballaggi stampati.
 
Italia: consuntivo di filiera
In ambito nazionale, fatta 100 la produzione globale di imballaggi, i cellulosici si attestano al 32%. Secondo i dati elaborati dall’Istituto Italiano Imballaggio su “Imballaggio in cifre, edizione 2017”, la produzione di imballaggi cellulosici vuoti ha toccato le 5.063 t/000, in crescita del 2,4% rispetto al 2015.
Le esportazioni crescono del 4,3% e le importazioni del 14,9%, con un utilizzo apparente che si assesta intorno a 4.600 t/000 (+2,5% rispetto all’anno precedente).
 
Cartone ondulato. Sul totale dalla produzione complessiva di imballaggi cellulosici, in base al peso, quelli di cartone ondulato incidono per il 73,4%, con una produzione che, nel 2016, è arrivata a 3.719 t/000 (+2,7% rispetto al 2015). Il cartone ondulato è utilizzato, in massima parte, per realizzare imballaggi da trasporto, ed è proprio questo impiego a sostenerne la crescita. L’incremento delle vendite online (solo nel 2016 sono aumentate del 10%) ha dato un impulso favorevole alla tipologia.  
Il commercio estero ha registrato un +6,3% per le importazioni e un +2,1% per le esportazioni, portando l’utilizzo apparente a crescere del 2,8%.
Secondo l’analisi dei settori monitorati sulla Banca Dati dell’Istituto Italiano Imballaggio, le aree di destinazione degli imballaggi di cartone ondulato sono:    
- il comparto alimentare (food, bevande e ortofrutta) che ne assorbe il 60%;
- il comparto arredamento al 12%;
- comparto non food (prodotti chimici, elettronica, edilizia e altri) al 28%.

Astucci e scatole di cartoncino teso. In misura prevalente il cartoncino teso viene usato per astucci pieghevoli (83%) e in percentuale inferiore (17%) per la produzione di scatole.
Gli astucci pieghevoli possono essere composti al 100% di cartoncino oppure abbinati a film di PE o a foil di alluminio, qualora si renda necessario conferire un aspetto più accattivante alle confezioni o ottimizzarne le prestazioni in relazioni a particolari esigenze di protezione.
Nel 2016 la produzione di astucci pieghevoli ha toccato le 769 t/000 (+0,7% rispetto al 2015).
L’impiego di scatole e astucci pieghevoli risulta così ripartito: 43,8% nel confezionamento alimentare, 18,3% nel beverage (essenzialmente cluster), 10,1% nel cosmofarma, 27,8% in altre categorie non-food. Le scatole di cartoncino sono destinate in prevalenza al settore delle calzature, della pelletteria, e dell’abbigliamento.
 
Sacchi di carta di grandi dimensioni. Questi imballaggi chiudono il 2016 con una produzione pari a 187.000 tonnellate (-1%). L’andamento dell’utilizzo apparente resta comunque positivo (+1%), sostenuto da un incremento del 17,6% delle importazioni; le esportazioni sono in calo del 4,8%.
L’edilizia si conferma come l’area di impiego principale di questa merceologia,  con uno share del 64,1% (nel 2016 i sacchi utilizzati per i materiali da costruzione sono cresciuti dell’1%).
Il 15,3% dei sacchi viene utilizzato in area food (riso, farina, caffè e legumi), il 9,5% per mangimi per animali. La voce “altro” risulta pari all’11,1%.
Altre tipologie. Questa voce comprende svariati imballaggi, molto diversi tra loro per natura e destinazione d’uso: fusti di cellulosa, tubi per carta ad uso domestico, carta da incarto, carta pergamena, carta ondulata, sacchetti e shopper, incarti automatici, fogli di carta per capi di abbigliamento, etichette, espositori di cartone teso e cartoncino, ecc...
Si stima che, nel 2016, la produzione globale dell’area abbia raggiunto le 388 t/000 (+4,7% rispetto al 2015). Risulta positivo anche l’andamento del commercio estero: +17% le importazioni, +14,5% le esportazioni, con una crescita dell’utilizzo apparente  al +2,8%.                                   

Il riciclo degli imballaggi cellulosici
Secondo Comieco (Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica) nel 2016 in Italia sono stati raccolte oltre 3,2 milioni di tonnellate di imballaggi cellulosici e, dopo anni di stallo, si registra quindi una crescita del 3%. Il cambio di paradigma è stato generato dal Sud Italia, che ha fatto segnare un +8,6% nella raccolta differenziata, seguito dal Centro Italia (+3%) e dal Nord (+1,5%). Il tasso di recupero degli imballaggi a base cellulosica immessi al consumo (imballaggi pieni consumati in Italia) e raccolti in modo differenziato è stato dell’88%.  L’immesso al consumo cresce anche dal punto di vista quantitativo, toccando le 4,7 ktonn (+2,7% sul 2015): un segnale positivo se viene assunto come indicatore di ripresa economica.

Barbara Iascone
Istituto Italiano Imballaggio

 

11.09.2017

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