Più bianco, che più bianco non si può!

Più che in altri casi, il packaging dei detergenti rappresenta il prodotto in un modo talmente forte che il cliente lo identifica con il prodotto stesso.

Il dovere e il piacere del pulito, breve storia della “detergenza sociale”. Protagonisti: i prodotti per la pulizia del bucato e l’homecare che, da sempre, svolgono una funzione primaria e indispensabile al benessere quotidiano di ognuno e, per questo, connessi a intime abitudini di vita.

2-sunlight_sapone_poster_web.pngDetersivi per bucato a mano o in lavatrice, per stoviglie e pavimenti, vetri e sanitari. E ancora, ammorbidenti, candeggine, anticalcare, passando per disinfettanti e insetticidi di vario genere… In altri termini, segni di una mutevole concezione dell’igiene che si fa cultura.
Addirittura, qualcuno è arrivato a dire che la civiltà di un popolo si misura sulla quantità di sapone che consuma. A maggior ragione, a studiare l’evoluzione delle formule dei detergenti e del loro utilizzo, ci si ritrova a seguire da vicino la società che cambia.

In tempi ormai remoti, quando cioè il bucato era fatto con il sapone solido e la cenere, l’operazione richiedeva un grande impegno organizzativo e di tempo, per cui non avveniva di frequente. E oltre al probabile utilizzo dei capi per un periodo prolungato rispetto a quello ritenuto compatibile con l’attuale concetto di igiene, era anche necessario disporre di un numero di ricambi elevato, così da poter accantonare i capi sporchi fino al lavaggio successivo. Da qui, l’usanza di portare in dote una quantità notevole di biancheria, chiaro segnale della ricchezza della sposa.   

I detersivi in polvere e, poi, i saponi liquidi vanno di pari passo con l’ingresso delle lavatrici nelle case, decretando la scomparsa della categoria professionale delle lavandaie e, va da sé, di uno standard di vita oggi difficilmente condivisibile. Di fatto, la diffusione di nuovi mezzi tecnologici ha accompagnato l’emancipazione della donna in ambito lavorativo, sollevandola almeno in parte dalle fatiche domestiche.
Abitudini e stili di vita in costante mutamento, negli anni, hanno influenzato l’evoluzioni delle formule dei detergenti. Pensiamo, per esempio, alla scelta di un abbigliamento meno formale, con l’adozione di capi più sportivi o comunque dai colori vivaci, oppure all’importanza minore del pasto consumato in famiglia attorno a una tavola apparecchiata. Questi trend hanno fatto sì che il bucato fosse sempre meno costituito da soli capi bianchi di cotone, da lavare a temperature più basse, il che ha imposto un adeguamento delle formule dei detersivi, con notevole riduzione dei consumi energetici.  Analoghe variazioni hanno interessato anche altri prodotti per la pulizia: basti pensare all’uso dei detersivi abrasivi, quando nelle case erano comuni i lavelli di pietra che richiedevano una forte azione di sfregamento, sostituiti dalle creme abrasive, legate all’introduzione dei lavelli di ceramica, e poi dagli sgrassatori e dai prodotti spray, più adatti ai moderni lavelli di acciaio o materiali sintetici.

Ricominciamo dal packaging
Anche se meno evidenti, esistono legami ancora più profondi fra il mondo dei detersivi e i mutamenti sociologici della moderna way of life, che passano, direttamente o indirettamente, attraverso l’imballaggio: tramite non più per l’acquisto di un bene, ma per l’appropriazione della soluzione (più o meno temporanea) di un problema.
Intorno al 1860 un giovane e brillante droghiere inglese intuì che il sapone, fino ad allora venduto in barre e tagliato nelle quantità richieste, poteva essere confezionato, in modo da permettere ai clienti di riconoscerlo.
Nacque così il sapone Sunlight, con il nome stampato su un incarto di carta oleata dai colori vivaci che, oltre a evitare l’irrancidimento del prodotto, consentiva ai clienti di identificarlo immediatamente attraverso le vetrine del negozio.
In questo modo venivano definite alcune delle funzioni fondamentali, che ancora oggi sono richieste agli imballaggi (protezione del contenuto, veicolo di informazioni, garanzia di qualità...). Ma non solo: l’intuizione di dare un nome specifico a un prodotto si dimostrò vantaggioso per la vendita e la distribuzione dei beni di largo consumo, aprendo così la strada a forme di pubblicità molto più efficaci rispetto al passato.
Il legame fra pubblicità, società e mondo dei detersivi è ancora più evidente se ricordiamo che il termine “soap opera”, con cui si identificano le trasmissioni televisive caratterizzate da una prolungata serialità e destinate a fidelizzare gli spettatori, sono state inventate negli Stati Uniti negli anni ’30, prima in versione radiofonica e poi televisiva, proprio come forma di pubblicità di sapone e detersivi di una nota azienda statunitense.

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16.10.2017

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