Gli imballaggi metallici

Un excursus sulle caratteristiche dei prodotti, delle tipologie di packaging
e considerazioni sul mercato italiano, con note sulle attività di riciclo.


L’area degli imballaggi metallici comprende contenitori realizzati sia in acciaio che in alluminio, materiali che spesso - ma non sempre - entrano in concorrenza tra loro.
Vengono impiegati in ambito food e non food, e spesso la scelta di uno o dell’altro materiale è determinata da valutazioni di marketing o commerciali; oppure, a volte, può essere determinata dalle caratteristiche del prodotto da confezionare.
Il costo più elevato dell’alluminio rispetto all’acciaio ne esclude l’utilizzo quando i prodotti confezionati abbiano un basso valore commerciale. L’impiego dell’alluminio non sarebbe giustificato, per esempio, per confezionare i pomodori pelati comunemente usati nelle cucine degli italiani e che non solo rientrano nella categoria dei beni di consumo economici, ma richiedono imballaggi di un certo spessore, capaci di contenere almeno 250-300 g di prodotto: se realizzati in alluminio avrebbero un costo troppo elevato. Ecco perché l’acciaio risulta essere il materiale perfetto per questa tipologia di confezionamento.
Per ragioni esattamente opposte, l’alluminio ha ormai soppiantato l’acciaio nella produzione di bombolette e flaconi nell’area cosmetica. In questo caso, dato che i prodotti hanno un valore economico elevato, l’utilizzo di questo materiale è giustificato (nonché preferito per la leggerezza rispetto all’acciaio).

Acciaio
Gli imballaggi in acciaio si dividono tra imballaggi leggeri in banda stagnata e fusti in lamiera sottile.
Gli imballaggi in banda stagnata si dividono a loro volta in tre tipologie: open top, general line, chiusure.
Gli open top sono utilizzati per il confezionamento di prodotti alimentari come pomodori pelati, conserve vegetali, tonno.
Fanno parte della categoria general line gli imballaggi per i prodotti chimici (pitture e vernici, solventi ecc.), le latte utilizzate per confezionare l’olio alimentare e, ancora, le bombolette aerosol impiegate sia nell’area alimentare che non. Le chiusure sono rappresentante dai tappi corona e dalla capsule twist off. Abbiamo poi i fusti con capacità variabile tra 50 e 300 litri (ma prevalgono nettamente quelli con capacità 200 litri). Sono realizzati con lamierino di acciaio senza rivestimento di stagno, ma protetto da un’adeguata verniciatura interna ed esterna.
Di forma cilindrica o tronco-conica, possono essere impiegati sia in ambito alimentare (per esempio per la movimentazione dei pomodori dalla raccolta alla lavorazione o per il confezionamento dell’olio a uso industriale) sia non food (destinati a contenere petrolio, carburanti ecc.).

Alluminio
Tra gli imballaggi di alluminio troviamo vari contenitori per alimenti e non, lattine per bevande, scatolette per conserve alimentari, vaschette, ma anche i tubetti, diffusi tanto in area food (concentrato di pomodoro, salse...) che non food (pitture, settore cosmetico...). Le bombolette aerosol e i flaconi di alluminio sono diffusi soprattutto nella cosmetica. Ricordiamo infine  il foglio sottile di alluminio e le chiusure, le capsule a vite, easy open, ecc.

Il mercato italiano degli imballaggi d’acciaio nel 2016: dimensioni e caratteristiche  
Nel 2016 la produzione italiana di imballaggi di acciaio ha segnato una crescita dell’1,7% con riferimento ai dati espressi in quantità, posizionandosi sulle 796.000 tonnellate ed esprimendo un fatturato di 1.479 milioni di euro in sostanziale stabilità rispetto al 2015. Le importazioni calano del 7% circa, mentre le esportazioni crescono del 2%, l’utilizzo apparente risulta crescere dell’1,3%.

• Gli imballaggi in banda stagnata hanno espresso una produzione pari a 686.000 tonnellate (+1,2% rispetto al 2015). L’area più importante, in termini quantitativi, è quella dell’open top per le conserve alimentari, che nel 2016 ha rappresentato il 59,2% del totale, in lieve calo rispetto al 2015.

• Per il general line, considerando i soli prodotti chimici e le scatole fantasia  (escludendo quindi olio alimentare e bombolette), abbiamo un valore del 22,4% sul totale, cui seguono le chiusure (11,3%), le latte per olio alimentare (4,4%) e, infine, le bombolette aerosol (2,7%), la cui partecipazione al mercato è sostanzialmente  stabile; nel loro caso, la produzione dipende sempre più dalle esportazioni, dato che per quanto concerne le vendite sul mercato interno, l’orientamento è alla soluzione “alluminio” in uno dei principali settori di sbocco, ossia la cosmesi.

• L’area dei fusti di acciaio di elevate dimensioni ha espresso una produzione pari a 110.000 tonnellate, di cui 13.000 destinate all’export e 97.000 tonnellate al mercato interno; risultano sostanzialmente assenti le importazioni. Quest’area ha trainato la crescita del comparto specifico, con una produzione in crescita del 5% in peso, ma soprattutto in termini di valore: 142 milioni di euro con un +7%.
I fusti in acciaio sono utilizzati per il 70% circa dal settore chimico petrolifero e per il restante 30% vengono impiegati nella movimentazione dei prodotti alimentari semilavorati o per il trasporto di prodotti all’industria (per esempio olio alimentare).

Il mercato italiano degli imballaggi di alluminio nel 2016: dimensioni e caratteristiche  
L’alluminio impiegato per la produzione degli imballaggi comprende il can stock (utilizzato per la produzione di lattine per bevande), il foil stock (impiegato sia nella produzione del foglio sottile che in quella di capsule), il can body (per corpi scatola per food) e le pastiglie (impiegate per la produzione delle bombolette).
Le leghe che compongono i diversi prodotti sonno innumerevoli e variano a secondo delle tipologie di produzione e dei diversi impieghi. Secondo i dati evidenziati in Imballaggio in Cifre, il 2016 si è concluso con un fatturato di 2.866 milioni di euro, in crescita del 3% circa rispetto al 2015, e una produzione in peso in calo del 17%, assestata intorno alle 122.600 tonnellate.
Sempre con riferimento alle quantità, il commercio estero ha segnato un calo del 23% per le esportazioni (59.900 tonnellate) e una crescita del 7% per le importazioni (20.600 tonnellate). La domanda interna ha evidenziato un calo del 7% (83.300 tonnellate).
Il sensibile calo registrato in produzione si riversa su tutto le tipologie di imballaggi di alluminio, ad eccezione delle vaschette; scatolette e lattine calano infatti del 5%, le chiusure del 2%, il foglio sottile del 4%.
Questi risultati sono correlati all’andamento dei settori di sbocco; il trend evolutivo del comparto beverage, per esempio, nel 2016 si è stabilizzato con crescite poco significative, dopo gli importanti sviluppi registrati nel 2015. In particolare, se guardiamo alle bevande carbonate - settore di estrema importanza per le lattine di alluminio - si registrano cali intorno al 2%, il che ha inciso negativamente sulla tipologia di confezionamento. A condizionarne ulteriormente l’andamento, sono state anche le politiche di mercato delle multinazionali, sia produttrici di imballaggi che utilizzatrici.

Con riferimento all’attività espressa in peso, nell’ultimo decennio, il settore degli imballaggi di alluminio ha evidenziato un tasso di sviluppo del 2% medio annuo; se però consideriamo la riduzione del peso medio delle diverse tipologie di imballaggio, si ritiene che il tasso potrebbe posizionarsi intorno 3% medio annuo.
Facendo poi riferimento alla produzione espressa in tonnellate, l’attuale struttura produttiva degli imballaggi di alluminio presenta la seguente ripartizione:
- contenitori 19% (l’area, a sua volta, è costituita per il 60% da lattine per bevande, per il 13% da scatolette destinate al confezionare prodotti ittici, carne pet food ecc., per il 16% da tubetti flessibili, per il 10% da bombolette aerosol, il restante 2% è rappresentato da altri contenitori;
- chiusure 12%;
- vaschette per alimenti 10%;
- foglio sottile da incarto 13%;
- foglio da converter 41%;
- altro 6%.                                                   

Imballaggi di acciaio e di alluminio: numeri del riciclo
Oggi, in Europa, gli imballaggi metallici presentano il tasso di riciclo più alto fra tutti i materiali per imballaggio (74% secondo la fonte MPE); l’obiettivo è di arrivare all’80% nel 2020.

• Secondo RICREA, il consorzio che si occupa a livello nazionale del riciclo e recupero degli imballaggi in acciaio, nel 2016 è stato avviato a riciclo il 77,5% degli imballaggi di acciaio immessi al consumo. I flussi maggiori hanno interessato l’open top (31%), fusti e cisterne (24%), gli imballaggi general line (21%), seguiti dalle chiusure (8%). Il restante 16% va attribuito alla voce “altri imballaggi”.
RICREA prevede, per il 2017, un aumento della percentuale di imballaggi di acciaio avviati a riciclo, arrivando al 78,2%.

• Sulla base dei dati CiAl, il consorzio che si occupa della raccolta e del recupero degli imballaggi di alluminio, nel 2016 la percentuale di imballaggi  immessi al consumo e avviati al riciclo si aggira intorno al 78%.
Al riguardo riportiamo la suddivisione rilevata:
-52% lattine per bevande, bombolette e scatolame vario;
-28% vaschette, vassoi, tubetti e capsule;
-20% flessibili per alimenti, foglio sottile e poliaccoppiati prevalenza alluminio.

Barbara Iascone
Istituto Italiano Imballaggio

17.07.2017

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