Caffè: mercato e confezionamento

In sintesi, i dati più significativi del comparto “caffè” (area food & beverage) in Italia: produzione, import, export, consumi interni e relative tipologie di imballaggio.


Le aziende coinvolte nel mercato sono più di 800 con un valore produttivo complessivo che raggiunge i 3,7 miliardi di euro.
L’Italia è il terzo paese al mondo, dopo Usa e Germania, per importazione di caffè verde; a livello europeo è secondo solo alla Germania, sia per volumi totali di produzione che per caffè torrefatto esportato.
Il caffè lavorato in Italia viene infatti totalmente importato come caffè verde da diversi paesi (Brasile, Vietnam, India, Indonesia e Uganda).
Secondo l’ISTAT, nel 2016 sono state importate in Italia circa 580.200 tonnellate di caffè verde (+9% rispetto al 2015). Nello stesso anno, le cifre del caffè torrefatto prodotto in Italia parlano di 433.400 tonnellate (+4,6% rispetto al 2015).
Per quanto riguarda il commercio estero relativo al caffè torrefatto si registra un +22% dell’import e un +12,8% per l’export, pari rispettivamente a 16.122 tonnellate e a oltre 198.000 tonnellate.
I paesi comunitari rappresentano gli sbocchi più significativi per le esportazioni del caffè torrefatto italiano, di cui assorbano mediamente il 70%; il restante 30% è diretto essenzialmente negli USA, in Australia e nella Federazione Russa, a cui, negli ultimi anni, si sono accodati Emirati Arabi e in Cina dove si  registra una crescita progressiva.
Il consumo interno risulta essere pari a circa 250.900 tonnellate, in leggero arretramento rispetto al 2015 (-0,2%). Il 69% dei consumi si rivolgono verso il mercato domestico, mentre il restante 31% rappresentata il caffè consumato presso l’horeca (Bar, Ristoranti, ecc).
Per quanto riguarda la suddivisione dell’offerta del mercato italiano si segnala che, delle 800 aziende che lavorano principalmente il caffè e altri infusi, i primi 4 gruppi coprono circa la metà del mercato totale (fonte: Beverfood).
Differenziando il mercato destinato alle famiglie da quello dell’horeca, si osserva che, nel primo caso, l’offerta si concentra nella mani dei leader nazionali: Lavazza, Nescafé, Nespresso, Kimbo, Splendid, Illy e Segafredo  insieme ricoprono infatti i tre quarti circa del mercato.
Per l’horeca e il vending non esiste invece un unico leader, e l’offerta è quindi molto più variegata.
La concentrazione dell’offerta raggiunge quindi il massimo nel comparto del caffè porzionato, dove i tre principali operatori (Lavazza, Nescafè Dolce Gusto e Nespresso) assorbono oltre il 70% del mercato.

I trend del packaging: materiali e impieghi

Le tipologie di caffè in commercio destinate al mercato italiano sono in prevalenza confezionate in poliaccoppiato flessibile, con uno share dell’80,2%.  La quota risulta in progressivo ridimensionamento, a vantaggio di cialde e capsule che, nel 2016, hanno raggiunto l’11,5% e dove si segnala anche il costante sviluppo di quelle realizzate in materiale biodegradabile.
Sempre in questo ambito, le capsule speciali, ovvero coperte da brevetto, rappresentano il 67% dell’intero mercato.
Il confezionamento in lattina, sia in barattolo che in fustino, ha una quota del 6,2% in progressiva crescita; lo sviluppo interessa essenzialmente i fustini da 3 kg di capacità destinati ai bar, mentre i contenitori da 250 grammi, destinati essenzialmente ai consumi delle famiglie, evidenziano un trend in calo.
Il sacchetto di carta, utilizzato per la vendita del caffè macinato presso i negozi che distribuiscono lo sfuso, presenta una partecipazione stabile all’1,7%.
Il vasetto di vetro e l’astuccio di cartoncino, destinati essenzialmente al confezionamento del caffè solubile, risultano rispettivamente allo 0,3% e allo 0,1%.
Per quanto concerne le tipologie di imballaggi utilizzati nel settore caffè, è necessario prendere in considerazione anche i bicchieri di plastica o di cellulosa, impiegati nei distributori automatici (vending).

Confezioni per l’export. Nel 2016 le tipologie di caffè in commercio destinate all’esportazione sono state confezionate per il 75,7% in poliaccoppiato flessibile, in progressivo calo a favore delle capsule e cialde che, nel 2016, registrano uno share del 12,3%.
Il confezionamento in lattina, sia in barattolo che in fustino destinato ai bar, registrano sono a una quota del 12%. Il 54% dei contenitori di acciaio è costituito da secchielli da 3.000 grammi e il 46% da barattoli da 250 grammi.                        

Barbara Iascone
Istituto Italiano Imballaggio

 

16.10.2017

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