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Le piccole e medie imprese sono tra i principali colpevoli del deficit di crescita del sistema economico italiano? La struttura particolarmente frammentata del nostro tessuto produttivo è elemento di arretratezza o, al contrario, di modernità? E ancora… Il ritardo di efficienza che scontiamo rispetto ad altre nazioni è imputabile ai bassi livelli di produttività del lavoro che viene attribuito alle numerose aziende piccole e piccolissime?

Editoriale di Stefano Lavorini

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Tenendo a mente che le microimprese, con meno di 10 dipendenti, pesano per oltre il 95 per cento sul totale delle imprese e per il 27 e 44 per cento sul totale del valore aggiunto e dell’occupazione, è sufficiente leggere il Rapporto annuale dell’Istat (2016 e 2017), nonché l’ultima Relazione annuale del Governatore della Banca d’Italia per farsi prendere dallo sconforto, anche se, va detto, non mancano elementi di valutazione contrastanti.
Ma stiamo parlando di dati statistici, mentre nel mondo reale si trova di tutto e di più. Così anche tra le PMI (vedi Raccomandazione CE n. 361/2003) c’è chi sa fare bene, anzi meglio, mettendo in campo proposte che rispecchiano una rinnovata cultura del fare, attenta ai cambiamenti tecnologici.

Me ne sono accorto scorrendo l’elenco delle aziende che, in quest’ultimo periodo, hanno aderito alla Carta etica del Packaging, in cui sono elencati i principi condivisi per progettare, produrre e utilizzare gli imballaggi in modo consapevole. Ebbene a fianco di titolate società produttrici e utilizzatrici, figurano anche realtà che, con numeri diversi, dimostrano di saper guardare al business con mente aperta: come a dire che la differenza non è tanto nelle cifre quanto nella cultura dell’impresa.

Di alcune conosco personalmente la storia, come nel caso di SDR, che dal 1999 commercializza materie prime, attrezzature e materiale di consumo per le aziende dell’industria grafica, del packaging e del confezionamento nel sud Italia.
Attenta al rispetto dell’ambiente e dei più alti standard di sicurezza, in particolare alimentare, SDR distribuisce prodotti di aziende market-leader che si ispirano ai medesimi valori.
Una realtà commerciale, quindi, che guidata con energia da Silvio Dello Russo, non rinuncia a cercare nuove risposte alla generale crisi di idee e proposte.
Sarà forse perché è uomo di una generazione cresciuta in anni in cui c’erano scontri, ma anche speranze… Sta di fatto che dimostra, guardando in particolare all’evoluzione del mercato dei beni di consumo, di saper pensare in grande e di saper investire in conoscenze e competenze per innovare il servizio, affermando così la propria unicità.

Ecco perché ha chiamato in azienda giovani d’esperienza, contando su di loro per parlare al mercato con parole nuove, con l’obiettivo di “acculturare” un mondo che, in pratica, sembra scontare un “debito” informativo, forse a causa delle troppe urgenze quotidiane. E questo senza volersi sostituire alle istituzioni preposte al compito - dalle associazioni, alle università, agli organi di stampa - ma come esercizio di una pratica minima che coniuga, all’offerta di soluzioni e prodotti, la preoccupazione di supportare i propri interlocutori nella comprensione della complessità del mercato.
Un intento, quello di Dello Russo, ben lontano dunque da quanto scrive Bruce Chatwin in “Anatomia dell’irrequietezza”, riferendo il giudizio di un ex direttore del Metropolitan Museum di New York, «…l’educazione mira non di rado a insegnare alla gente tutta la vastità della sua ignoranza».

Per SDR si tratta, infatti, di genuino spirito di servizio, sorretto dalla volontà di condividere il know how acquisito nel tempo. Basta infatti aprire il nuovo sito web, per rendersene conto: grafica gradevole nella sua semplicità, informazioni ben organizzate e chiare da reperire, un’efficace presentazione dei prodotti, ma con in più contenuti ragionati. In evidenza, ad esempio, il pop up in home page che allerta sull’obbligo della dichiarazione di conformità per i materiali di imballaggio a contatto con gli alimenti (MOCA), richiamando le relative sanzioni per gli inadempienti.
Il nuovo sito è solo un tassello di un’articolata strategia di web marketing che punta a incrementare presenza e riconoscibilità dell’azienda, ovvero dei suoi valori, anche in funzione di un’espansione del business in nuove aree di mercato.

Un’offerta completa di prodotti di qualità e un servizio che si qualifica per efficienza, responsabilità etica e sostenibilità: così dopo aver ottenuto nel 2014 la certificazione ISO 9001, SDR sta conducendo uno studio per arrivare a neutralizzate la carbon footprint relativa alle proprie attività.
In conclusione, non manca proprio nulla per poter dire, a ragion veduta, ”piccolo è bello”.  
 

12.10.2017

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